da 1 a 5: MISERERE (serie 1), 2005/2006
  da 6 a 12: MISERERE (serie 10 secondi), 2006  ⇒ installazione 10 SECONDI
  serie tratta dai fotogrammi dei video MISERERE, 2004 e MISERERE (cantus), 2005 ⇓video below⇓
⊗  MISERERE – 2OO4, DV; 19’25”
director: Antonello Matarazzo
script: Rincen Caravacci, Antonello Matarazzo
cinematography: Marco De Angelis
cast: Canio Loguercio, Aurora Staffa, Luigi Tufano, Susy Liguori, Armando De Sanctis, Massimo Borriello, Camy Reza, Barbara Matetich, Self Flagellators of Guardia Sanframondi BN
soundtrack: Fabrizio Castania, Canio Loguercio
musical contributions: Rocco De Rosa – Maria Moramarco – Canio Loguercio – Otello Profazio
a.matarazzo © 2004
⊗  MISERERE (cantus) – 2OO5, DV; 8’
director: Antonello Matarazzo
script: Rincen Caravacci, Antonello Matarazzo
cinematography: Marco De Angelis
singer: Canio Loguercio
cast: Canio Loguercio, Aurora Staffa, Luigi Tufano, Susy Liguori, Armando De Sanctis, Massimo Borriello, Camy Reza, Barbara Matetich
soundtrack: Canio Loguercio, Rocco De Rosa
a.matarazzo © 2005
MISERERE, libro+cd+dvd, ed. Squilibri, Roma 2006
⊗  MISERERE, libro+cd+dvd, ed. Squilibri, Roma 2006  
Questa pagina è dedicata a Luigi Tufano, amico sincero e coraggioso operatore culturale.

Noi corpi. Caravan con Canio Loguercio
di Andrea Cortellessa
(dall’introduzione del libro/cd/dvd Miserere – ed. Squilibri, Roma 2006)

Nel visionario Miserere girato da Antonello Matarazzo, un Canio nerovestito e nerocchialuto (come menagramo pirandello-decurtisiano) maneggia variamente, agita ticchettante e infine depone mite – ramo d’oro o libro di Prospero – la sua cannuccia à la Charlot… Tenue e rigida, insieme: proprio come ci s’immagina una bacchetta magica degna di questo nome. Quest’hilarotragico Canio (Ridi, Pagliaccio, sul tuo amore infranto! Ridi del duol che t’avvelena il cor!…), becketteggiante anzi che no (Zitto, zitto scava, taglia, pogne, / zuca sanghe, piscia e caca), conduce – ma segue, infine – una teoria di parimenti nerovestiti diversamente abili (oscenamente, oggi, così eufemizzati) assisi sulle loro carrozzelle.

Esplorando doloranti gli atri muscosi e stillanti, l’imprevedibile verdeggiare degli stabilimenti di Bagnoli. Tra presse ciclopiche, macine immani e imponenti catene rugginose. Area dismessa, quella dell’Italsider: emblema di un Sud mai redento e per molti – e per sé – irredimibile: a dispetto (e forse in virtù) dei più titanici, dei più prometeici sforzi.
Redenzione: ecco, è questa la parola chiave. Come quella ventosa cattedrale di ruggine attende-disattende la sua improbabile-utopica rifunzionalizzazione (per usare un altro monstrum italoburocratico), così ecco noi corpi variamente danneggiati d’imperfetti bipedi sublunari, eccoci a chiedere mercè, a disperatamente vagheggiare la salute, una qualche salute, un’irresistibile salute precaria. (E qualcuno, magari, proprio il corpo celeste della Bestia-Dea, della gnostica A.M.O. alias Anna Maria Ortese.) Ci battiamo il petto, ci fustighiamo per quelle ferite, quei tagli e quegli sbreghi che rechiamo, che ci segnano in profondo, che più non possiamo dissimulare – che oscuramente, insomma, sappiamo bene essere colpa nostra, e di nessun altro:

misere, de ccarne… e ‘o riesto ‘e tutt’a mercanzia,
pietà per sti cecenielle, pe sta malatia
ca sta facenn’ i verme e sfrennesea…

…’O riesto ‘e tutt’a mercanzia… La nostalgia dell’umano abita solo qui, in ciò che s’accampa quale resto: fra i prodotti esposti sull’IperScaffale, noi pezzi di carne sul Grande Bancone, avariati bocconcini perfettamente disutili all’universale mercatare al quale pare ridotto l’universo mondo dei rapporti, degli scambi – un tempo ben diversi, ben strani e avventurosi – fra l’uomo e l’altro uomo. Ecco: la forma della carovana – l’andare in fila indiana verso la forma simbolica di quel mulino le cui pale, malgrado tutto, continuano a girare – è un’altra forma simbolica di quelle eloquenti. Uno dietro l’altro, noi imperfetti, in icastica social catena leopardiana. Come girano, frusciando silenziose, le nostre ruote diverse alla volta dei mulini in movimento, così si incastrano una nell’altra le parole dei poeti – una voce a sfumare sull’altra, ad abbracciare l’altra. Una carovana di parole – alle quali si aggiungono altri testi ancora, spontaneamente aggiuntisi, di altre voci, di altri corpi: da Franco Arminio a Maria Grazia Calandrone.
È la catena dell’essere-con dei filosofi; o forse, semplicemente, una catena di Sant’Antonio. Le catene, si diceva una volta, sono tutto quello che abbiamo da perdere. Ma arrivati a questo punto a noi, quel poco che ci resta, non pare così poco.

Andrea Cortellessa  (Introduzione completa del libro/cd/dvd Miserere – ed. Squilibri, Roma 2006)  

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