10 secondi, 2006, installation view, videoproiezione, disabile, carrozzina, dim. varie, Changing Role-Move over Gallery, Napoli
Questa pagina è dedicata a Luigi Tufano, amico sincero e coraggioso operatore culturale.

“10 SECONDI”. Tra i segreti del lavoro di Antonello Matarazzo
di Renata Caragliano (LA REPUBBLICA – 17/05/06)

È 10 secondi il titolo della complessa installazione site specific dell’artista avellinese Antonello Matarazzo, in corso nella Home Gallery di Changing Role, la galleria di Guido Cabib (via Foria 106, fino al 15 luglio). Autore di alcuni video di rara bellezza e toccante emotività: “La Camera Chiara” (2003), dedicata al desiderio di costruire una storia degli sguardi di Roland Barthes, e “Warh” (2003), un insiéme di immagini e riprese di guerra con flash della caduta delle Twin Towers di New York. “10 secondi” è un film nel film, l’insieme di dieci tele dipinte ad aerografo e di altrettante sequenze video, che ritraggono sempre lo stesso personaggio, un disabile, entrambe tratte da un precedente lavoro, “Miserere” (2005). Si tratta di un cortometraggio vincitore di più premi e menzioni, girato con un gruppo di portatori di handicap nell’ex Italsider di Bagnoli e tra le pale eoliche di Lacedonia, in Irpinia. Lo spazio della galleria diventa un unico grande schermo da cui è possibile vedere, sentire e percepire più cose simultaneamente: grandi tele realizzate con l’aerografo, frutto di un virtuosismo più pittorico che fotografico, vengono illuminate da luci volutamente basse e dirette, una videoproiezione su di un telone trasparente creano un effetto morphing (l’equivalente della lente anamorfica barocca) reale sul protagonista di tutta l’installazione, che in una sorta di performance muta e solitaria – solo durante l’inaugurazione – se ne sta seduto sulla sedia a rotelle a sfogliare un vecchio album di famiglia, mentre la voce di Giorgio Gaber recita alcune frasi tratte da un suo racconto “Il babbo, il gatto e l’albero”. «Sono dieci secondi della vita di un “diversamente abile”, in cui il mirino della telecamera e il quadrato della tela possono focalizzare solo una parte infinitesimale del mondo», spiega l’artista. 10 secondi è un fotogramma di vita dall’effetto moltiplicatore, in cui il dolore è un sentimento “sublime” dal valore estetico. Dal trattato “Del Sublime” dello Pseudo-Longino fino a Boileau Burke e Kant, ci si continua a chiedere ancora oggi come sia possibile che un’opera d’arte carica di dolore procuri “diletto”. “Il sublime – scrive Longino – è l’eco di un alto sentire”.

Antonello Matarazzo
di Fuani Marino (SEGNO – anno XXXII N° 209, lug/ott 2006)

Medialismo e morphing sono rispettivamente il tipo di ricerca estetica e la tecnica di cui Antonello Matarazzo si avvale nel ruolo di videomaker, al quale accosta quello di pittore. Nello spazio di via Foria a Napoli maggiormente dedicato alla sperimentazione della Galleria Changing Role e spesso residenza degli stessi artisti che vi espongono – la Mostra 10 secondi punta su linguaggi e forme diversi accostati per una reciproca valorizzazione e per una sorta: di “interdisciplinarietà” tecnica sugli argomenti trattati. Fotografia, pittura e video si fondono dimentichi delle distanze mediatiche che li separano: quello che conta nei medio e cortometraggi di Matarazzo, sempre orientati alla ricerca del non-comune e dell’anomalia – che spesso sfocia in un’estetica del deforme – è l’idea protagonista espressa con immagini ambigue e dai contorni velati, dotate del cosiddetto punctum – secondo la definizione di Roland Barthes neI saggio “La camera chiara” – ossia da un particolare «che punge», volto a catturare l’attenzione del fruitore.
10 secondi è il cortometraggio che prende vita dal più ampio Progetto video del videoartista, “Miserere”, vincitore del 1° Premio Nuovi Linguaggi all’Art Doc Fest di Palazzo Venezia a Roma e presentato alla 62esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Il medio metraggio era ambientato nell’ex-complesso industriale Italsider di Bagnoli, “aborto” reale e metaforico – piani che tendono a sovrapporsi nell’opera dell’artista – del processo di riqualificazione urbana e tecnologica concepita per Napoli, e popolato nel video da una serie di disabili, metafora del difettoso funzionamento umano e al tempo stesso dello spazio che occupano. Il lavoro inaugurato a maggio nella Home Gallery di Changing Role ritrae invece in forma filmica e dipinta – come fermi immagine o singoli frames volti a rimarcare il messaggio – la figura di un portatore di handicap fisico come simbolo della condizione umana.

Antonello Matarazzo indaga sul tema della disabilità
di Anita Pepe (ROMA – 28/05/06)

Pittore e videomaker, attivo nel solco del Medialismo tracciato da Gabriele Perretta, Antonello Matarazzo è artista di obiettivi aperti e larghi orizzonti. Anche quando l’area della location resta circoscritta ad una manciata di metri, anche quando lo zoom si concentra su un unico particolare e la camera si ostina a fissare un solo soggetto. come avviene nella mostra visitabile fino al 15 luglio nella Changing Role Home Gallery di via Foria, altro satellite della “galassia Cabib” nelle cui stanze, fascinose testimoni della sbreccata albagia dell’anciene-régime partenopeo, è impaginato un progetto unitario, articolato in diverse forme espressive: la sequenza 10 secondi e 10 acrilici ad aerograto. Dipinti contraddistinti da iperrealismo quasi maniacale, che finisce (con un probabile concorso di colpa” della bombetta alla Magritte) col conferire un’aura surreale al volto ripetutamente ritratto, sul quale si stendono, come una ragnatela di luce variopinta, i fotogrammi della proiezione. Un gruppo di tele quasi staccatosi per gemmazione dal filmato mandato in loop sullo schermo trasparente, membrana tra i due ambienti espositivi, separatore volutamente inefficace e, al contempo, robusto trait d’union tra le varie componenti del lavoro.
Il tessuto leggerissimo lascia infatti intravedere una carrozzina e un cappello, oggetti che documentano la performance della serata inaugurale, nella quale il disabile protagonista e modello del video diventava una sorta di tableau vivant. Un interesse per l’handicap, quello di Matarazzo, alieno da denunce o patetismi, incline piuttosto a farsi pretesto estetico non tanto per indagare sociologicamente sul “diverso”, quanto per delineare metaforicamente il ritratto globale di una problematica contemporaneità.
Da non perdere allora “Miserere”, opera presentata lo scorso anno alla 62ma Mostra del Cinema di Venezia, nella quale le architetture dismesse dell’ex Italsider diventano quasi un correlativo oggettivo della condizione di questi “freaks” metropolitani. Musiche, testi e fotografia di grande efficacia e bellezza, solido e antiretorico l’impianto, in cui confluiscono storie “cattive” di vita vissuta, frammenti d’una poesia crudele, tagliente, pura.

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