foto 1-6: La posa infinita, 2007/2011, details
  foto 7: La posa infinita, installation project, 2007
  foto 8-10: La posa infinita, installation view, mostra “Corpo Elettronico”, Complesso Monumentale del San Giovanni, Catanzaro, 2012     issuu
  foto 11-12: La posa infinita, installation view, Museo Leonardo Da Vinci, Milano, 2007
⊗  LA POSA INFINITA – 2007/2011; photo-video DV; installation: 2’ loop / single-channel: 2’ 06’’
video / concept / sound: Antonello Matarazzo
resources: 3 photos of people from the Irpinia hinterland
a.matarazzo © 2007

La posa infinita


Un ritratto di famiglia
/ A family portrait

La posa infinita mette in scena lo scarto tra mobile/immobile che emerge dall’interfaccia cinema/fotografia, sotto le sembianze di un antico portrait di gruppo nel quale le figure immortalate riacquistano vita mediante movimenti minimi e suoni ambientali che restituiscono all’immagine cristallizzata nel tempo, la sensazione di uno svolgimento “in diretta”. Un attimo dilatato all’infinito rappresentato dall’attesa prima dello scatto. (Bruno Di Marino)

La posa infinita
di Bruno Di Marino, 2007

Come in altri suoi video (WahrLa Camera Chiara) anche nell’installazione La posa infinita Matarazzo lavora sul ritratto fotografico di archivio. Il lavoro è composto da un trittico che potrebbe ricordare un po’ le pale d’altare quattro-cinquecentesche,

con una scena centrale di gruppo e i ritratti a figura intera dei santi. In questo caso si tratta naturalmente di soggetti “profani”, popolani del sud Italia che provengono dall’archivio Dorso di Avelllino e che proseguono non tanto una ricerca di carattere antropologico che l’artista ha intrapreso da diversi anni, quanto uno studio sulla fisiognomica e sull’evoluzione dei caratteri, delle tipologie antropomorfe. In questo senso più che riferirsi ad Ernesto De Martino, l’iconologia matarazziana trova una sponda piuttosto in Lombroso, cosa evidente anche in altre sue serie pittoriche del passato, come quella dei Freaks.

Anche in questo caso Matarazzo utilizza il morphing non per ottenere delle macrotrasformazioni come negli altri suoi lavori video, bensì per muovere, animare, in alcuni casi quasi impercettibilmente, alcuni elementi all’interno della foto: un bambino che muove i piedi, un uomo che volta leggermente la testa, la smorfia di una donna, ecc. La posa infinita mette ancora una volta in scena lo scarto tra mobile/immobile che emerge dall’interfaccia cinema/fotografia, sotto le sembianze di un antico portrait di gruppo nel quale le figure immortalate riacquistano vita artificialmente mediante movimenti minimi e un suono ambientale che restituiscono all’immagine cristallizzata nel tempo, la sensazione di uno svolgimento “in diretta”. Ma il senso del lavoro sta proprio in questo attimo dilatato all’infinito rappresentato dall’attesa prima dello scatto. Il momento in cui il soggetto resta fermo, immobile per permettere – una volta ancora più di oggi – il tempo lungo dell’esposizione e dello scatto finale. Ecco l’abisso tra il mobile e l’immobile, la fotografia e il video. In questa sospensione, in questa attesa infinita, in questo macroscopico scarto temporale, l’osservatore affoga, si blocca anche lui a guardare i soggetti congelati. E’ quasi come se la foto non si fosse ancora materializzata, come se l’artista – pur mettendo in scena un’immagine, una rappresentazione – ci mostrasse qualcosa che viene prima di qualsiasi immagine e di qualsiasi rappresentazione possibile. In questo senso il “tempo morto” della posa rende ancora più realistico lo stile dell’installazione, poiché lo avvicina alla vita reale.

D’altro canto l’osservatore ha tutto il tempo per lasciarsi angosciare e inquietare da questi corpi e volti del passato, molti dei quali non esistono più, non sono in vita. E quindi di soffermarsi sui movimenti, altrettanto inquietanti, prodotti da questi fantasmi. Il realismo della fotografia ripensato e rielaborato attraverso una serie di movimenti impossibili del video e del morphing, rende La posa infinita, così come altri video di Matarazzo, qualcosa di totalmente onirico, una visione carica di tempo e di memoria, in cui la presunta allegria di un momento particolare, di festa, il mettersi in posa con il vestito buono, si rovescia nella disperata attesa di qualcos’altro. Probabilmente della propria morte.

ENERGIA VISIBILE. Artisti e dispositivi nella videosperimentazione italiana
di Bruno Di Marino, 2014

[…] 4. Negli anni duemila, la questione del dispositivo all’interno della creazione elettronica italiana si ripropone in termini e modalità diverse, ma innanzitutto all’insegna di un recupero del passato (estetica del cinema sperimentale classico,

collegamento alla fotografia e al cinema delle origini). I lavori di ZimmerFrei e di Antonello Matarazzo si muovono per esempio in questa direzione. […] Al centro dei video di Antonello Matarazzo – artista che, dopo una lunga attività pittorica, nel 2000 ha cominciato a usare il medium elettronico – c’è lo scambio tra immagini fi sse (fotografi che) e in movimento: da La camera chiara e La posa infinita, da VeraZnunt a People Connection, da Motus a Karma. Il filo conduttore che lega queste creazioni è il rapporto tra materia e memoria, tempo e movimento, storia individuale e storia collettiva. Ne La posa infinita (2007) – riproposta qui a Catanzaro – Matarazzo lavora sul ritratto fotografico di archivio, utilizzando il morphing non per ottenere delle macrotrasformazioni come nei video citati in precedenza, bensì per animare quasi impercettibilmente alcuni elementi all’interno della foto: un bambino che muove i piedi, un uomo che volta leggermente la testa, la smorfia di una donna, ecc. La posa infinita mette ancora una volta in scena lo scarto tra mobilità e immobilità sotto le sembianze di vecchi ritratti fotografici nei quali le figure immortalate riacquistano vita artificialmente mediante movimenti minimi e un suono ambientale, che restituiscono all’immagine cristallizzata nel tempo la sensazione di un accadere “in diretta”.[…]

(dal cat. Della mostra CORPO ELETTRONICO, Videoarte italiana tra materia, segno e sogno, a cura di Andrea La Porta e Gianluca Marziani – Complesso Monumentale del San Giovanni, Catanzaro, 2012)    issuu

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